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Archivio per ottobre 2009

Fotocamere doppio display. Evoluzione sociale o individuale?

La Samsung, lancia una nuova linea di fotocamere. Stiamo parlando della ST550 e della ST500, due fotocamere digitali che presentano la caratteristica di avere un doppio display. Uno classico, posteriore rispetto all’obbiettivo per l’inquadratura, l’altro anteriore, sullo stesso lato dell’obbiettivo. A cosa serve? Nell’immediato viene in mente la praticità di poter realizzare un autoscatto con il beneficio del controllo dell’inquadratura del proprio viso. E poi la Samsung, riferisce che alcune animazioni esilaranti possono indurre i bambini a sorridere senza che pronuncino la famosa parola cheese.Fotocamera Digitale Samsung st 550 Doppio Display

In realtà le videocamere o telecamere digitali, con la tecnologia del display che ruota avevano un po’ anticipato questo concetto.

Oltre comunicare la curiosa novità, volevo porre lo spunto per una riflessione: oggi spopolano i Social network, tipo Facebook e Twitter. La mania dell’autoscatto, forse, è proprio correlata col desiderio di mostrarsi nei Social Network ai propri amici o conoscenti. Ma forse è anche vero che la tecnolgia va incontro alla popolazione informatica per farla sentire meno sola, perché per ognuno di noi ci sono sempre meno amici o parenti interessati a fotografarci, tanto… Quando vogliono vederci o ricordarsi di noi c’è Facebook.

Il nuovo motore di ricerca Bing. E Yahoo.

Motore di ricerca Bing a confronto con Google e YahooE’ strano, ma interessante osservare come come nell’informatica, e nelle altre attività della vita del resto, l’interesse della poploazione di uno specifico luogo o della popolazione mondiale tenda a concentrarsi maggiormente su poche aziende, su pochi prodotti, su pochi servizi. Eppure, soprattutto in epoca di infomatica, tecnologia, ipermedialità, l’offerta di servizi è immensa.

In base a questo principio, a questa inclinazione spontanea degli utenti, grazie al passaparola oltre che alla qualità sempre crescente del servizio, il motore di ricerca Google è diventato oltre che il motore di ricerca più utilizzato, anche uno dei siti più visitati in assoluto.

Abbiamo accennato che passaparola e qualità riscontrabile in un servizio consigliato da altri, sono un “cocktail” potentissimo per la affermazione di un servizio, ma non sono gli unici fattori del successo. Per un motore di ricerca la chiave del successo è, o almeno dovrebbe essere, l’accuratezza dei risultati.

Tutti gli utilizzatori di interne svolgiamo almeno una ricerca ogni volta che ci colleghiamo alla rete e nel 70 % – 80 % dei casi sfruttiamo Google per le nostre finalità. Nell’utilizzare Google o altri motori di ricerca avremo notato in noi stessi due atteggiamenti: il primo è quello di “accontentarsi” dei risultati della prima pagina di una ricerca; il secondo è quello di sfogliare decine di pagine di risultati in attesa o nella speranza di trovare esattamente quello che cercavamo.

In entrambi i casi, quando usiamo i motori di ricerca, abbiamo degli svantaggi: avere della documentazione potenzialmente inadeguata o lacunosamolto tempo in attività di ricerca (come avveniva ai tempi della ricerca in biblioteca) se leggiamo solo i primi risultati, perdere se andiamo a sfogliare tutti i contenuti fino a che non troviamo le informazioni desiderate.

Emerge questo quadro. La ricerca in internet ha apportato un vantaggio in termini di velocità e di ampiezza dello scibile, ma forse a discapito della precisione delle informazioni.

E’ per questo motivo che le compagnie dei motori di ricerca sono alla costante ricerca di una formula per far sì che nella famosa prima pagina dei risultati compaiano i documenti più esaustivi su un determinato argomento, più completi, ma anche più attendibili e precisi. L’ambizione è enorme, non è affatto una operazione semplice o scontata e coinvolge in misura sempre maggiore aspetti di semantic web e intelligenza artificiale.

Tutto questo affanno, tutto questo impegno a migliorare la qualità della ricerca in internet sfocia nel business come è ovvio che sia: la ricerca è gratuita, ma i motori di ricerca offrono anche tanti servi a pagamento, primo fra tutti la pubblicità. Se io pagassi, ad esempio, questo giornale di caratere informatico tecnologico, potrebbe risultare il primo link digitando la voce “informatica”.

In questo scenario di possibili elevati proventi, è ovvio che i motori di ricerca che  non siano Google, cerchino da anni di sottrarre fette di utenti e conseguentemente quote di mercato al più utilizzato portale per la ricerca di informazioni.

Se devo esprimere un giudizio personale, i risultati di Yahoo, sono sempre stati più precisi di quelli degli altri motori, ma probailmente dipende dalle esperienze.

Quello che invece sembra essere un motore di ricerca abbastanza preciso, seppure in fase sperimentale, è Bing della Microsoft. La Microsoft ci aveva già provato a scalare il predominio di Google con il progetto Live Search, sfumato in pochi consensi. Adesso torna all’assalto con Bing e per farlo utilizza una strategia mista. Da un lato usa degli algoritmi di ricerca a metà strada fra quelli classici e quelli che saranno i canoni del futuro ( i motori di ricerca semantici), da un altro canto, acquisisce Yahoo. Sì, sembra che Microsoft comprerà il dipartimento ricerca di Yahoo.

Intanto come prima impressione, posso dire che provando a ricercare parole semplici sia in Google che in Bing i risultati sono molto simili. Forse con delle ricerche complesse si potrà notare una differenza, ma a questo punto un test completo si potrà fare solo dopo che la versione di Bing sarà definitiva e non più provvisoria come adesso.

La partita si gioca dunque, per il momento, sul feeling. Bing si affida a una immagine di sfondo a tema naturale che cambia ogni giorno. E al nome onomatopeico BING che è come il suono di una campanella, come “Eureka” o come fare Bingo al gioco. Quindi trovare. Essere soddisfatti. Google, oltre il suo avviamento dal valore incommensurabile, continua a puntare sulla semplicità della pagina di ricerca.

Staremo a vedere.

Come l’energia nucleare, anche internet può essere usato bene o male.

Riecheggia oggi in Italia emule_prisonla notizia che, nella vicina Francia, si accentua e si esacerba la battaglia contro Emule ed altri programmi che, fra le altre cose, aiutano ad acquisire sul proprio computer canzoni, film e software protetti dal diritto di autore. Premesso che chi scrive in questo momento su questo blog, svolge una professione creativa quale è la scrittura e il giornalismo e che eventualmente potrebbe essere pertanto danneggiato dall’uso illegale di programmi come Emule, bisogna tuttavia evidenziare un importantissimo aspetto negativissimo della esacerbazione in Francia dei provvedimenti contro i cittadini sorpresi a utilizzare i suddetti software peer to peer incriminati.

La Francia ha deciso di punire i suoi figli che violano il diritto di autore dei suoi artisti attraverso i download illegali su internet con un provvedimento che ha dello scandaloso e del medioevale. Ora vi dico cosa fa il Governo francese contro coloro che scaricano musica e film pirata. Ma prima voglio dirvi, che se fosse il babilonese occhio per occhio, dente per dente ci sarebbe già da rallegrarsi. Ma veramente!

La Francia, nella fattispecie il Consiglio Costituzionale, ha deciso di comminare ai pirati informatici 3.750 euro di multa che possono arrivare fino a 300.000 e fino a 3 anni di carcere. Un po’ tanto per il “furto” di unacanzone che sull’iTunes store costa 0,99 Euro. Ma insomma, è giusto perseguire il reato del furto, nulla da obbiettare. Però…. udite udite… cosa si è studiata la Francia per dissuadere i cittadini dal danneggiare economicamente non tanto gli artisti, quanto le case discografiche, le case cinematografiche e le software house: chi viene beccato a scaricare materiale coperto da copyright subisce il distacco da internet per un periodo che va da un minimo di un mese a un massimo di un anno. Avete capito bene la disconnessione da internet per un anno.

Orbene, fermo restando il diritto a punire un reato, consideriamo una cosa: il DIRITTO all’INFORMAZIONE non è negabile nemmeno ai detenuti, come è possibile che lo si voglia negare a liberi cittadini? Disconnettere una persona da internet per un anno, significa tagliarla fuori dall’informazione ed è una cosa inaccettabile e gravissima. Infatti non si può sostenere che l’informazione sia provveduta interamente dagli altri media quali televisione, stampa, radio. Internet ha una gamma di informazioni più ampie e di ispirazione più indipendente in quanto il numero infinito di opinioni e la possibilità di confutazione di notizie false fungono da una specie di calmiere della verità. Sì, internet è un calmiere della verità. Certamente su internet si trovano tante bufale, tante imprecisioni, è vero, ma l’informazione generale su larga scala è più controllata nella sua veridicità che sugli altri media, non fosse altro che per il fatto che internet è internazionale. Come si fa dunque a estromettere un cittadino dal cuore dell’informazione? E’ estremamente preoccupante. Di regime. Medioevale.

Togliere internet al cittadino che ha violato il copyright non è come togliere il permesso di portare una pistola a chi la ha usata per uccidere. Internet è l’informazione, è quel diritto inalienabile di conoscere e di accedere all’uguaglianza almeno sul piano dell’aggiornamento culturale, di costume e di cronaca.

Fra l’altro programmi come Emule, i vari torrent client, Gnutella possono essere usati anche per scopi perfettamente legali. Ad esempio io sono un ballerino e voglio condividere un video del mio ballo, un video di mia proprietà dunque, e lo metto in sharing (condivisione) su uno di questi programmi. Come l’energia nucleare, dicevamo nel titolo di apertura può essere usata per il bene o per il male, ma questo non è un motivo sufficiente per bloccare la ricerca sulla radioattività.



Tornato bianco.

product-white-heroDopo una incursione nella magia dell’alluminio – materiale usato per lo chassis di modelli di notebook precedenti che evoca velocità, leggerezza, robustezza quasi si riferisse a una automobile da gara – la Apple sceglie il ritorno alla purezza del bianco per l’involucro del nuovo Mac Book da 13 pollici, il computer portatile entry level della gamma. Ma perché i computer Apple con sistema operativo Machintosh hanno tanto successo? La stabilità del sistema operativo è elevata, l’immunità da virus informatici quasi totale. Ma il prezzo è generalmente più alto rispetto a quello di un notebook di altra marca con pari caratteristiche tecniche che adoperi sistemi operativi Windows o Linux. E non solo: i software disponibili non sono numerosi come quelli per il Windows di Microsoft ad esempio e la connettività di un Mac (intesa come possbilità di interfacciarsi a periferiche esterne) non è estesa come quella di altri computer.

Il Mac, termine questo che sintetizza un computer Apple con sistema operativo Macintosh, è facile da utilizzare come Windows e robusto nel suo Kernel come Linux – tanto è vero che alla base del Mac c’è Unix un cuore software pulsante dall’anno 1969. Tuttavia sembra esserci una chiave paspartout alla base del successo commerciale dei computer dell’Atelier informatico di Cupertino in America. Questa chiave, elemento trainante di molti successi, è il design pulito, sobrio e al contempo ricercato dei computer contraddistinti dal logo della mela. Appassionarsi a un oggetto per il design significa, nel caso dei computer, diventare dei fautori di tutte le caratterische dell’oggetto. Significa diventare clienti affezzionati e cultori di  un marchio al punto di essere clienti conativi ovvero clienti  i quali, per la gioia dei produttori, cercano di convincere in tutti i modo i loro amici e conoscenti che il prodotto da loro scelto sia il migliore. Forse per dare una propria impronta al gruppo umano, forse per incrementare l’adattabilità delle proprie caratteristiche nel collettivo. Se il prodotto ha una immagine forte, una qualità elevata, una efficienza piacevole allora sostenere fra i propri contatti che quel prodotto sia l’eccellenza diventa facile. E il prezzo un po’ sopra la media aiuta a sostenere la tesi.

In poche parole: I segreti del successo dei computer Mac?

Stabilità, immunità da virus, facilità di utilizzo, tanto tanto Design e un po’ di sano fanatismo dei suoi acquirenti. Un computer per distinguersi.

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Categories: Generale
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